Approccio e modalità di intervento
L’osteopatia miofasciale riguarda il sistema muscolo-scheletrico, con finalità di prevenzione e mantenimento della salute, e si rivolge alle disfunzioni somatiche, cioè alterazioni della funzione di articolazioni, muscoli e fasce, che si manifestano con tensione, riduzione della mobilità e risposta alterata dei tessuti.
Il sistema fasciale e il suo ruolo
La fascia è un tessuto connettivo organizzato in un sistema tridimensionale che avvolge e sostiene le strutture del corpo. La fascia superficiale si trova sotto la pelle e riveste la maggior parte delle regioni corporee; la fascia profonda avvolge ossa, muscoli, vasi e nervi.
Le fasce si continuano nel corpo senza interruzione e sono flessibili, ma in grado di resistere a forze di tensione anche elevate. Per questa continuità, una restrizione fasciale può ripercuotersi lungo le linee di tensione e associarsi ad alterazioni della mobilità e della funzione di zone anche distanti.
Traumi, sovraccarichi e situazioni di stress possono influire sul sistema fasciale. Fino a un certo punto la fascia compensa gli squilibri; oltre, la compensazione può non essere più sufficiente e dare origine a una disfunzione.
Valutazione
La valutazione comprende l’anamnesi, lo screening dei segnali di allarme (red flags) e l’esame obiettivo osteopatico. Attraverso la palpazione l’osteopata riconosce le alterazioni dei tessuti, in particolare le densità tessutali, insieme ad asimmetrie, limitazioni del movimento e dolorabilità. L’esame è completato dall’osservazione della postura e degli schemi di movimento.
Tecniche
Le tecniche sono esclusivamente manuali e non invasive: il tocco è delicato ma agisce in profondità, con l’obiettivo di ridurre le restrizioni fasciali e favorire la mobilità delle strutture muscolo-scheletriche. A seconda del quadro funzionale e della risposta della persona, possono essere impiegate:
- Tecniche di rilascio miofasciale, anche sui punti trigger, per le tensioni dei tessuti molli;
- Modello di Distorsione Fasciale (Fascial Distortion Model, FDM), sui tessuti molli;
- Tecniche di srotolamento fasciale, in particolare per gli arti superiori e inferiori;
- Tecniche di induzione miofasciale (MIT), per le disfunzioni muscolo-scheletriche;
- Strain e Counterstrain, utilizzabili sia nelle fasi acute sia in quelle croniche;
- Tecniche di bilanciamento delle tensioni legamentose (Balanced Ligamentous Tension, BLT), rivolte ai tessuti capsulo-legamentosi.
Durante la seduta l’osteopata applica una leggera pressione e accompagna i tessuti nella direzione di minor resistenza, in una fase di srotolamento/bilanciamento a cui segue il rilascio, con la riduzione della densità tessutale. La scelta tiene conto di controindicazioni, altre patologie, età e situazioni individuali dei tessuti.
Indicazioni al trattamento fasciale
L’approccio miofasciale si integra con le altre metodologie osteopatiche. L’osteopata non formula diagnosi mediche e non tratta patologie: può intervenire, a supporto di eventuali cure mediche in corso, nelle disfunzioni somatiche che causano dolore o limitazione funzionale, tra cui:
- dolore e rigidità a livello lombare e cervicale
- dolore e limitazione funzionale a spalla e anca
- sovraccarichi e tensioni muscolari nell’attività sportiva
- rigidità e tensioni muscolo-scheletriche dopo un trauma da colpo di frusta, una volta escluse lesioni da parte del medico
- restrizioni di mobilità dei tessuti attorno a cicatrici ormai rimarginate
- asimmetrie posturali nel bambino, dopo valutazione pediatrica
Il trattamento può essere proposto a tutte le età, dopo un’attenta valutazione della singola persona.
Si tratta di un approccio complementare, che non sostituisce le cure mediche né la diagnosi del medico. In presenza di una patologia nota o di segnali di allarme, l’intervento viene concordato con il medico curante o inviante; se i sintomi persistono oltre i tempi previsti o peggiorano, la persona viene indirizzata al medico. In età pediatrica è previsto il riferimento al pediatra. Le evidenze a supporto variano in base alla condizione e alla tecnica: ogni indicazione viene perciò valutata sul singolo caso. Al termine l’osteopata verifica gli esiti, pianifica il follow-up e, quando utile, fornisce indicazioni di autogestione.
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